Sardegna: Soru apre campagna voto19:00 mar 06 gennaio 2009
(ANSA) - CAGLIARI, 6 GEN - Renato Soru ha aperto a Cagliari la campagna elettorale del centrosinistra per le elezioni regionali del 15-16 febbraio.Al Palacongressi della Fiera, migliaia di persone hanno occupato ogni spazio libero. Alle spalle del candidato campeggia un cartellone con la scritta 'Meglio la Sardegna', lo slogan che con 'Meglio Soru' e' stato scelto per la campagna. Sul palco con Soru testimonial della societa' civile tra cui studenti, insegnanti e lavoratori delle imprese sarde. |
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Commenti (3)
Ogni conflitto d'interessi é bello a mamma sua... Chissà perché in Italia esiste un solo conflitto d’interessi degno di attenzione quello di Berlusconi, e invece il nostro paese è un calderone di grandi e piccoli conflitti d’interessi e la coerenza vuole che tutti siano “ignorati” o stigmatizzati, in proporzione. Sarà pure incommensurabilmente inferiore a quello di Berlusconi, però il conflitto di interessi che si addensa su Renato Soru non è quella “sciocchezza”, quel dettaglio irrilevante e trascurabile che il governatore della Sardegna invitava perentoriamente a non prendere nemmeno in considerazione. Si sfoglia l'Unità, il quotidiano che Soru ha acquistato, ha trasferito per qualche giorno nella disponibilità del fratello, ha fatto suo malgrado una legge regionale sarda che intimasse espressamente il divieto di possedere un quotidiano di dimensioni nazionali, si sfoglia qualche pagina di quel quotidiano, dunque, e la “sciocchezza” del conflitto di interessi appare meno sciocca e meno pretestuosa. Sul giornale di Soru si parla del suo proprietario come di un angelo venuto a salvare la Sardegna. Si legge: “Testardo, introverso, cioè Renato Soru”. Il suo avversario Berlusconi gronda esibizionismo volgare e incarna il massimo del gusto pacchiano e dozzinale? Ecco la sua antitesi santificata: “Sorrisi pochissimi, parole elargite con grande parsimonia, con pause. Lunghe. Propensione per le barzellette: nessuna. Eleganza sobria. Preferenza per il velluto nero, l'ha scelto per l'inizio ufficiale della sua campagna elettorale: in Sardegna, nell'interno, il velluto è un tessuto fortemente identitario”. Non si risparmiano aggettivi altisonanti, elogi, pennellate di ammirazione. Insomma l’ “intellettual-chicchissima” Unità, in mano alla trendy-snobbina Concita non ha nulla da invidiare a quel “poveraccio” di Emilio Fede, da secoli additato come “zerbino” di Berlusconi (ma loro possono sono convinti di essere "superiori" e più che altro sono convinti che gli italiani ci credono alla loro "superiorità"). Già che ci siamo vogliamo parlare anche delle super ville del "testardo e introverso Renato Soru" così parco nei modi ma non altrettanto nello stile di vita, e dei controlli e divieti validi solo per alcuni? Soru fa bene a mandare ispezioni dove ci sono presunti abusi, ma fa un abuso a non mandarne una anche a casa sua”. Chissà come mai? Corriere.it
tutti i commenti di iwills«Noi autonomisti via dalla sinistra. Soru un monarca, stiamo col Pdl» di Francesco Cramer - Giacomo Sanna, presidente del Partito sardo d’azione, storicamente vicini al centrosinistra e ora accanto a Cappellacci... «Nel passato i sardisti hanno sempre collaborato con tutti: dalla Dc al Pci. Mai avuto preclusioni ideologiche». Ma nel 1996 stavate con Prodi... «Sì e da allora sono finiti i rapporti con il centrosinistra. Prima i Ds poi il Pd hanno fatto di tutto per rompere la collaborazione». Ma Soru non vi è mai piaciuto, nemmeno all’inizio? «Ricordo benissimo quell’estate del 2003. Era il 18 luglio: noi al tavolo con il centrosinistra per una proposta di governo regionale. Qualche settimana dopo è arrivata la discesa in campo di Soru. Capimmo come sarebbe finita...». Cos’è successo? «Ci disse chiaro e tondo che avrebbe deciso tutto lui: riforme, cambiamenti, giunta. Un monarca». E voi che avete fatto? «Non potevamo mica solo pagare il conto... Non ci siamo stati e siamo andati all’opposizione». Cosa non vi piace del governatore? «Non c’è mai piaciuto lo spaventoso disequilibrio tra il consiglio regionale e il potere di un uomo solo che ha sempre sottomesso tutti gli uomini della sua giunta e che ha sempre calpestato i sindaci». Lo dipinge come un re assoluto... «Lo è: ha creato un sistema di leggi basato sul conflitto di interessi: dove s’è mai visto un presidente di Regione che partecipa alle gare d’appalto?». Però la sua legge salva coste vi piace? «Anche sui temi ambientali, quanta ipocrisia! S’è presentato come ambientalista e invece...». E invece? «Tutti i divieti superati dalla discrezionalità del governatore. E non lo dico io: lo ha denunciato il presidente del Consiglio regionale della Sardegna Giacomo Spissu che gli ha rinfacciato ben 120 accordi siglati dalla Regione con cui si autorizzavano nuovi metri cubi di cemento sulle coste». Vabbè ma ci saranno dei tecnici che studiano i progetti, no? «Macché. Con Soru era la giunta che decideva se c’erano o meno impatti ambientali. Assurdo». Insomma, un bel conflitto d’interessi... «Guardi, in proporzione quello di Soru in Sardegna è molto più grave di quello del Cavaliere sulla terra ferma. Però di questo si tace...». Due pesi e due misure? «Pensi cosa sarebbe successo a un sardista se avesse preso un elicottero per portare in giro un Tronchetti, un Ligresti o un De Benedetti...». Una liaison evidente, quella con l’Ingegnere... «Direi... È o non è azionista di Tiscali? Ma fosse solo quello...». A cosa allude? «Soru ha comprato l’Unità: ha visto i recenti attacchi al nostro partito sul giornale? Mi auguro che Soru perda le elezioni a causa dei voti del Partito sardo d’azione». Perché vi siete arrabbiati così tanto quando il governatore ha citato il fondatore del Partito sardo d’azione, Emilio Lussu? «Essere definiti nipotini di Mussolini è di una stupidità unica: cita Lussu senza conoscere Lussu». Perché appoggiate Cappellacci? «Perché ha capito subito che era necessario un confronto con noi». Avete trovato punti d’intesa? «Sì. Le nostre priorità restano una riforma dello Statuto e un piano d’intervento per famiglie e imprese, che a causa di Soru si trovano in una situazione molto grave».
tutti i commenti di iwills«Pd in un vicolo cieco È soltanto una casta che ha fallito in tutto» Il deputato prodiano: «Soru? Al centrosinistra serve una leadership nuova e audace che evochi il berlusconismo» «Sconfitte cocenti», «smobilitazione dell’elettorato», «decomposizione del partito in cordate personali», «profilo castale» di un gruppo dirigente fatto da «quelli, per dirla brutalmente alla Berlusconi, che non hanno mai lavorato», e che sono «pronti a sacrificare le chance di vittoria pur di sopravvivere». L’elenco dei sintomi del «fallimento» del Pd che sciorina Franco Monaco, stretto collaboratore di Romano Prodi fin dai primi giorni dell’Ulivo e a lungo parlamentare, è impressionante. «La cosiddetta “nuova stagione” è sostanzialmente fallita. E, come dice Renato Soru, occorre recuperare l’Ulivo prodiano». Ha apprezzato la scesa in campo del governatore sardo? «Ho apprezzato molto il suo auspicio a mettere in evidenza le genuine radici del Pd nell’esperienza di Prodi, il suo governo e il suo progetto di Ulivo: “15 anni buttati”, fu invece lo slogan di Veltroni, e aver sconfessato quei capisaldi ha portato il Pd nel vicolo cieco in cui è ora». Perché dice che la nuova stagione è fallita? «Be’, mi pare ci sia solo l’imbarazzo della scelta... Intanto la teoria di sconfitte: dopo le politiche la disfatta di Roma, poi la Sicilia, ora l’Abruzzo. E l’unica eccezione del Trentino è stata spiegata da Dellai, smentendo la versione ufficiale: il contributo del Pd alla sua vittoria è stato puramente ancillare, altro che vocazione maggioritaria. Il Pd, dice Dellai, non ha realizzato alcuna sintesi di culture, è la pura continuità Pci-Pds-Ds in cui il popolarismo non ha impresso alcun segno». E poi? «Il Pd si sta decomponendo in una confederazione di cordate, e quelle primarie fondate su un patto oligarchico tra i capicorrente che avevano già deciso il leader e su candidature di pura testimonianza hanno concorso alla decomposizione. In nome del dogma dell’unità della “ditta”, inteso come Ds, Bersani fece un passo indietro, e così si è sepolto sotto un falso unanimismo l’articolazione delle posizioni interne. Che sono riemerse il giorno dopo, perché l’unico modo per eliminare la patologica litigiosità interna al Pd era aprire un confronto politico trasparente e leale. Che non si è voluto. E poi c’è la degenerazione castale del Pd». Castale? «Anche chi non si occupa di politica ormai lo percepisce a pelle: il gruppo dirigente del Pd ha esaurito la sua spinta propulsiva ma resta inamovibile. Il centrodestra, nel quale non potrei mai militare (MA CHI TE VOLE!!!)perché difetta di un’accettabile democrazia interna, proprio in ragione della sua forma “monarchica” riesce a trasmettere un messaggio di maggior novità e apertura alla società. Il monarca Berlusconi, (LEADER, NON MONARCA, TESTA DI CAZZO...)nella sua sovrana libertà, può permettersi di cooptare in Parlamento e nel governo una rappresentanza meno auto-referenziale e da ceto politico, più espressiva della società reale. Dilettanti, affaristi e veline compresi. E questo ci riporta a Soru». Come? «Non so se Soru sarà il candidato leader, non è un problema di oggi. Ma il centrosinistra ha ancor più bisogno del centrodestra di una leadership forte per venire a capo della sua frammentazione. E mi pare di scorgere nelle parole, e ancor più negli atti di Soru, dall’audacia del suo programma dichiaratamente alternativo alla sfida all’establishment di partito, che evocano il berlusconismo, l’esigenza iscritta nell’Ulivo. Un radicale ricambio del gruppo dirigente che attingesse alla società, facendo leva su una leadership “nuova”. Come fu nel primo governo Prodi, e non nel secondo purtroppo». Non la preoccupa che a designare i vostri leader sia sempre il gruppo De Benedetti? «Con Prodi non fu così. Se così fosse sarebbe un problema, ma l’Ulivo si ispira ad un beninteso primato della politica, mentre i gruppi di interesse spingono sempre per una politica debole. Né Prodi né Berlusconi son stati trattati bene dall’establishment. D’altronde, sono stati i due veri innovatori della politica degli anni ’90, fautori di una democrazia bipolare matura. Poi Berlusconi è riuscito a realizzarlo ben più del centrosinistra, purtroppo. Lui ha molti più mezzi extrapolitici, noi la palla al piede del blocco castale. Un confronto impari».
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